• Il “suo” Croce, interprete di uno spazio etico-politico

    Si può dire senza tema di sbagliare che Giuseppe Galasso sia stato colui che più ha dato a quel processo di reimmissione di Croce nel circuito intellettuale nazionale, dal quale, dopo la sua morte, era stato espunto per motivi di reazione politica e culturale al tempo stesso. È al nome di Galasso che si lega infatti la pubblicazione, dalla fine degli anni Ottanta, presso l’editore Adelphi, di molte delle più importanti opere crociane, da tempo quasi introvabili. Ognuna di esse fu accompagnata da un saggio di Galasso, che ne era il curatore, che inquadrava l’opera nel suo contesto storico e culturale. Da quei saggi, e dalle opere stesse, emergeva la dimensione niente affatto provinciale e retriva, come pure si era arrivato a pensare, di un filosofo che era inserito invece a pieno titolo nelle problematiche del suo tempo e che dialogava alla pari coi più grandi intellettuali europei. Croce, in verità, non solo ha influenzato tutta la storiografia di Galasso, la sua stessa concezione di una storia etico-politica che si oppone ai positivismi e ai relativismi storiografici di ogni tipo, ma è stato anche il termine di riferimento continuo della sua attività. Nessuno come lo storico scomparso ieri, almeno non al suo livello, ha saputo stringere, come era stato proprio del Maestro, vita e opera, cultura e vita morale, in un nesso indissolubile. Ideali di vita e di pensiero che egli aveva ribadito in una lectio magistralis tenuta lo scorso novembre agli ex allievi dell’Istituto Croce, che presto la pubblicherà quasi a mo’ di testamento spirituale. A Croce, Galasso aveva esclusivamente dedicato una sola monografia, uscita in prima edizione da Il Saggiatore, nel 1990, e poi da Laterza nel 2002: quel Croce e lo spirito del suo tempo, che, legando l’opera del filosofo napoletano alla biografia e al contesto storico in cui era maturata, resta a tutt’oggi la più completa e attendibile ricostruzione del suo pensiero. In quel volume, Galasso insisteva sulla dimensione di Croce come “classico” del pensiero. Egli infatti ha posseduto “il problema del proprio tempo”, essendo di quel tempo “una voce autentica e rilevante e, insieme, un fattore creativo e di svolgimento”. Croce, scriveva ancora Galasso, ha “interpretato e, insieme, promosso lo spirito e l’identità di una cultura, di un mondo civile e sociale, di una tradizione e di uno spazio etico-politico”.
    (pubblicato su “Il Mattino”, mercoledì 13 febbraio 2018)