• Pensatori e culture politiche del Novecento italiano e dintorni

    Questo di Franco Sbarberi non è un volume organico, ma non è nemmeno una semplice raccolta di saggi. O, meglio, i saggi che lo compongono, scritti tutti negli ultimi quindici anni, rispondendo ad una unità di metodo e di ispirazione, vengono a delineare quasi una storia delle ideologie che hanno dato corpo e sostanza, spesso aspramente conflittuale, alla politica novecentesca. La centralità dei pensatori che hanno mosso l’interesse dell’autore è indubbia: chi se non Antonio Gramsci e Benedetto Croce, nella prima metà del secolo, o Norberto Bobbio, nella seconda, hanno saputo farsi interpreti di idealità politiche e visioni del mondo che hanno segnato nel profondo la nostra storia? Di Gramsci, Sbarberi approfondisce il pensiero e l’azione nel periodo della guerra (1914-1919), che coincide con quello della sua formazione intellettuale e politica; di Croce, il suo modo di coltivare un’opposizione morale al fascismo che fu elogiata anche da Piero Gobetti (un altro dei riferimenti ideali dell’autore di queste pagine) e che era tesa, prima di tutto, a salvaguardare la minacciata “autonomia dela cultura”; di Bobbio, il rapporto critico ma non liquidatorio con Karl Marx e quello altrettanto ambivalente con Croce. Se, infatti, i “motivi neoilluministici” presenti nel filosofo torinese cozzavano con l’idealismo crociano, è pur vero che il modo in cui i due concepivano il rapporto fra intellettuali e potere era meno lontano di quanto si possa immaginare. Entrambi si muovevano infatti lungo il crinale di una filosofia non monastica, cioè non rinchiusa in se stessa, aperta alla politica e all’impegno civile, ma non per questo partigiana, cioè disposta a prostituire la verità per obiettivi politici ritenuti superiori. Bobbio richiama la cultura azionista, a cui pure è dedicato un capitolo. In esso, Sbarberi sembra interessato a cogliere gli aspetti problematici della reductio ad unum di quello che giudica un arcipelago quanto mai composito di pensatori e idee, ma nel contempo ne individua l’eredità più viva nell’esigenza di coniugare libertà e giustizia sociale. I capitoli sul Sessantotto, di cui qui viene data una lettura originale fra lo storico e l’autobiografico, e quelli su Piero Calamandrei e Claudio Pavone, confermano l’ispirazione generale liberalsocialista del volume. Il quale si apre con una molto interessante, e sostanzialmente condivisibile, tassonomia delle culture politiche del secolo scorso. Le sei famiglie culturali individuate sono, nell’ordine, quelle: dell’antagonismo sociale e del superamento del conflitto per via rivoluzionaria; dell’equilibrio sociale o dell’integazione per via elitaria; della mobilitazione nazionalistica e della gerarchizzazione sociale; del blocco nazionalpopolare e del consociativismo di classe; del conflittualismo regolato e dell’alternanza politica; del dispotismo post-totalitario ( a cui, volendo, se ne può aggiungere una settima: quella della conciliazione sociale per via religiosa). E’ evidente, anche se Sbarberi lo lascia solo intuire, che la partita dell’oggi si gioca fra gli ultimi due modelli, cioè fra la democrazia liberale e rappresentativa e il cosiddetto “populismo”. E che la battaglia forse trasformerà entrambi i contendenti. D’altronde, oltre ogni tassonomia, l’ultima parola nelle cose umane, e in primo luogo nella politica, è sempre quella della storia, che, al contrario di quel che pensavano le teologie politiche novecentesche, non segue altre traiettorie se non quella che imprime ad essa la libertà umana. (Corrado Ocone).

    (recensione a FRANCO SBARBERI, Pensatori e culture politiche del Novecento italiano e dintorni, Edizioni Helicon, Poppi 2018; uscita sul n.10/2018 de “L’Indice dei libri”)