• Obituary. Valerio Zanone (1936-2016)

    Sarebbe un errore considerare Valerio Zanone, morto ieri a Roma a ottant’anni (li avrebbe compiuti il 22 gennaio), semplicemente un politico della Prima Repubblica, anche se è stato all’interno di quel mondo e di quelle coordinate politiche che si è svolta la parte più importante della sua carriera. Un excursus che lo ha visto segretario del Partito Liberale (dal 1976 al 1985), in Parlamento per cinque legislature, più volte ministro (dell’Ambiente, dell’Industria, della Difesa), infine sindaco di Torino per un anno e mezzo a inizio anni Novanta. Zanone era in verità, per stile e temperamento, e forse anche per le sue idee, un esponente della vecchia scuola sabauda del liberalismo: una sorta di liberale giolittiano, fermo sui principi ma attento a quella che un tempo si sarebbe chiamata la “questione sociale” e più in generale ad includere quanto più possibile le masse nel perimetro istituzionale. Aveva un forte senso dello Stato, oltre che delle libertà individuali: gli sembrava che le seconde semplicemente non potessero esistere senza il sigillo e la garanzia del primo. La sua retorica era alta, mai tronfia: risorgimentale, direi. Una volta gli chiesi cosa fosse per lui il liberalismo. Mi rispose citando Einaudi: un mercato rionale ove tutti sono intenti a fare transazioni e a scambiarsi idee e prodotti, ma ove è ben visibile a tutti il pennacchio del carabiniere che passeggia in fondo alla strada per vigilare e controllare la correttezza delle operazioni. Già l’esempio lo collocava in altri tempi, ove pure il mercato era a dimensione comunitaria. Ministro della Difesa quando scomparve l’aereo dell’Itavia, fu ingiustamente accusato di nascondere chissà quali segreti: forse solo perché non aveva mai messo in discussione il suo coerente filoatlantismo. Sarebbe stata poi forse la sua idea di Stato a non fargli capire fino in fondo le dinamiche della seconda Repubblica: aveva una sorta di repulsione estetica prima che etica per gli homines novi, Berlusconi prima di tutti, che si erano appropriati, a suo dire impropriamente, dell’etichetta liberale. In questo contesto, fini la sua carriera, lui liberale, nell’Ulivo prima e poi nella Margherita di Rutelli, che lo portò in Parlamento per la sesta volta nel 2006. Ma la sua parabola era ormai finita, psicologicamente prima che politicamente. Zanone era stato d’altronde sempre un liberale di sinistra e, proprio come rappresentante di questa corrente, aveva conquistato a metà degli anni Settanta la segreteria (allora retta da Agostino Bignardi) del partito mettendo fine a quel predominio dei liberali classici alla Malagodi che lo aveva contrassegnato in età repubblicana ma che aveva ormai perso ogni appeal verso un elettorato italiano sempre più orientato a sinistra (nelle elezioni del 1975 i liberali avevano ottenuto il loro minimo storico di voti). Fu perciò naturale per il nuovo PLI di Zanone fare asse con la nuova dirigenza socialista, fiancheggiare il tentativo di Craxi di scardinare il doppio potere democristiano e comunista: era l’alternativa lib-lab, che tanto fece parlare gli intellettuali del tempo e che fu forse il primo tentativo di rompere gli equilibri della prima Repubblica. Non si capirebbe tuttavia la personalità di Zanone se non si tenesse in debito conto il fatto che egli ha sempre affiancato alla vita politica un’attività di studio seria e misurata, un’attenzione non da dilettante alla filosofia e alla teoria politica (si era laureato con Luigi Pareyson in Estetica a Torino nel 1956). Presidente della Fondazione Einaudi, a lui si devono diversi libri e alcune importanti voci o saggi sul liberalismo in dizionari e storie collettanee (fra i volumi ricordiamo L’età liberale, Rizzoli 1997). Era anche il massimo esperto di una disciplina poco frequentata come l’ornitologia dantesca (lo studio degli uccelli nel sommo poeta): quasi una forma di civetteria che una personalità sobria e sorniona come la sua si concedeva. Con Zanone muore una personalità esemplare: un politico e intellettuale molto fuori dal comune, sicuramente una delle più solide figure espresse dalla storia patria.

    L’articolo è uscito con il titolo Addio a Zanone, leader liberale che preferì Craxi alla destra su “Il Mattino” di venerdì 8 gennaio 2016