• Esami di maturità. Tracce espressione di una Italia che non sa rinnovarsi

    Se il problema della cultura italiana, intendo di quella diffusa e celebrata, è di essere avvolta in un senso comune che spesso assume le sembianze di una melassa retorica soffocante, credo che la scuola abbia contribuito non poco a questo risultato. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è venuto infatti emergendo, a livello degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, un senso comune di sinistra, più o meno alternativo o indignato, che ha fatto diventare verità acclarate letture della realtà che avrebbero dovuto forse essere accettate con più spirito critico o almeno immesse in un contesto di maggiore pluralismo. Ciò che è sempre mancato è stata una solida e vissuta cultura liberale. Non è da meravigliarsi pertanto che questa conformazione di stile sia propria anche di quei dirigenti ministeriali che hanno il compito di redigere le tracce scritte per la maturità. Se andate a rileggervi le tracce degli ultimi anni trovate ampia e abbondante traccia, mi si scusi il bisticcio di parole, di questa diffusa cifra conoscitiva. E più di una eco, almeno a caldo, mi sembra di individuare anche nelle proposte di quest’anno per quello che con enfasi di altri tempi continua a chiamarsi “esame di Stato”. Prediamo il tema generale, con un dovuto omaggio a Claudio Magris.
    La frase che si è scelta, sicuramente estrapolata da un contesto più vasto, indica una soluzione invece di porre il problema: siamo proprio sicuri che la cooperazione sia in contrasto con la competizione? I libri di Dario Antiseri avrebbero dovuto quanto meno suggerire più cautela ai ministeriali. Non è forse una falsa alternativa quella che ci viene proposta, indirizzandoci anche verso una soluzione antiliberale che probabilmente sta a cuore agli estensori delle tracce? Anche la scelta dei testi che illustrano il tema socio-economico sui rapporti fra Stato, mercato e democrazia sembrano tendere verso una determinata parte politica nonché verso una critica radicale del capitalismo. Non poteva poi mancare il “sopravvalutato” nell’ambito letterario. Mentre gli storici scelti per illustrare il tema storico-politico sugli omicidi politici sono eccelsi ma tutti di matrice marxista (Rosario Villari, Giuliano Procacci) o azionista (Massimo L. Salvadori). Mi piace pensare, un po’ per celia, che ci vorrebbe un’autorità indipendente che stendesse un rapporto sullo stato della cultura italiana diffusa. Se il risultato sarebbe, come credo, drammatico; se risultasse cioè che la mezza cultura offusca le coscienze dei più coi suoi dogmi e i suoi percorsi prestabiliti di “buon senso” e conformismo; se così fosse, intendo dire, il mondo che ancora ruota attorno alla scuola, che da questo punto di vista è specchio di una società che non sa rinnovarsi, sarebbe sicuramente in prima fila sul banco degli imputati.