• Cultura di destra e di sinistra. E cultura senz’altro, o cultura liberale

    E’ encomiabile certamente lo sforzo fatto da Alessandro Gnocchi, responsabile della terza pagina de “Il Giornale”, nel porre l’esigenza di una rifondazione della destra politica su basi culturali 8vedi articolo odierno a conclusione e commento di un dibattito che dura da qualche giorno). E non sarà certo io, che da tempo pongo l’esigenza che la cultura politica si riprenda il suo spazio, a criticare questo nobile tentativo.  A Gnocchi, fra l’altro, va dato atto di annoverare a ulteriore suo merito, e a ragione, Rubbettino, che ospita questo blog e che è il mio editore, fra gli esempi (pochi) di editoria italiana libera, indipendente, non conformista.

    Eppure, detto ciò, credo sia opportuno sottolineare un elemento non secondario della questione culturale, che porrei in questi termini: una cosa appunto è la cultura politica, un’altra e ben diversa è la cultura. La quale, quando è tale, cioè spontanea, libera, a nulla finalizzata se non a se stessa, dis-interessata (cioè al di fuori della sfera degli interessi pratici o utilitari), non può sopportare aggettivazioni di sorta. Non è né “di destra” e né “di sinistra” (e Gnocchi in effetti sembra esserne consapevole virgolettando quando può l’espressione “cultura di destra”).

    Lo sforzo dell’uomo di cultura deve essere sempre quello di farsi dettare le risposte alle sue domande dalle “cose stesse”, di mettere in discussione ogni pregiudizio, di non mirare ad altro che alla “verità”. Con animo puro e sgombro, per così dire, anche a costo di essere impopolare o di non essere capito. La quale verità è certamente sempre precaria, situata, contingente, contestuale, ma è pur sempre il faro direttivo di chi vuole comprendere senza servire. L’uomo di cultura non è un funzionario di partito, come l’ “intellettuale organico” di gramsciana memoria. Egli è al contrario libero, e oserei dire liberale, per definizione.

    Ora, ciò che va messo in evidenza è che in Italia ha dominato in maniera a tratti quasi esclusiva, e sempre pervasiva, una sedicente cultura ideologizzata di sinistra, per sua natura escludente e poco liberale. E’ anzi successo che essa, pur partendo da basi marxiste, abbia assunto poco alla volta a le sembianze dell’attuale e intollerante sinistrismo culturale che sembra opprimerci:  un mix indigesto, ma “politicamente corretto”, di moralismo, giustizialismo, pedagogismo e paternalismo. Io amo parlare di “mezza cultura”, con un riferimento nemmeno troppo velato alla Midcult di cui ragionava negli anni Cinquanta l’irregolare di sinistra Dwight MacDonald. In questa situazione, può perciò accadere che molti grandi autori del passato e anche qualche intellettuale non allineato del presente appaiano di fatto, o siano definiti, “di destra”, per il semplice fatto di essere semplicemente al di là di un impegno politico diretto. Ben venga ciò: Ma ben venga soprattutto una destra che si proponga di non opporre semplicemente una cultura di parte a un’altra cultura di parte, in una sorta di bi polarizzazione e militarizzazione delle coscienze, bensì di  sparigliare il campo e di dire semplicemente ciò che va detto. E cioè che la cultura è una cosa, la politica un’altra. E che l’ uomo di cultura deve tenersi a debita distanza dalla politica, anche quando e forse soprattutto ne fa l’oggetto del suo studio.

    Io credo che uno dei motivi, forse il principale, per cui Benedetto Croce sia stato rimosso o addirittura ostracizzato dalla cultura italiana egemone nel secondo dopoguerra sia dipeso proprio dalla pervicace volontà che egli sempre ebbe di tenere ben vivo il valore dell’ “autonomia della cultura”. A cominciare da quell’autonomia dell’opera d’arte, affermata dalla sua Estetica, che è così lontana, ad esempio, dal modus pensandi di cineasti, artisti, scrittori, cresciuti all’ombra dell’assistenzialismo di stato italiano.

    Il giorno in cui la destra a cui pensa Gnocchi avrà fatto propria e vinta questa battaglia, sarà un gran giorno non solo per essa ma anche per la sinistra e in genere per l’Italia.