• Addio a Gallo, lo storico della grandeur

    Nessuno forse come Max Gallo, morto ieri a Parigi a ottantacinque anni, incarnava la figura dell’intellettuale parigino a tutto tondo. Storico che sapeva farsi comprendere da un pubblico non solo di specialisti, giornalista e poligrafo, politico e organizzatore di cultura, uomo pubblico e di successo, ma sempre serio e mai sbracato, con una concezione laica e non intimistica della cultura. La quale doveva essere certo per lui una fonte di intervento politico, nel senso ampio della parola, e di educazione, ma in un senso molto laico e moderno, senza più quella gravitas quasi salvifica che aveva l’impegno dei philosophes nella Parigi settecentesca o ancora quello degli intellettuali comunisti del periodo fra le due guerre e un po’ oltre (i sartriani, per intenderci). A questi ultimi, i comunisti, egli fu in verità vicino, anzi organico, giovanissimo, quando, probabilmente, a tutto pensava fuorché ad essere o a diventare un intellettuale. Max Gallo, di origine italiana (piemontese per la precisione), nato e vissuto in giovinezza a Nizza, arriva infatti a Parigi, poco più che ventenne, con un diploma di maturità tecnica. Aveva però già allora una forte passione per la storia, che coltivò sempre più, e condì con la sua prolifica attività di scrittura. La sua dimensione divenne perciò presto quello del “romanzo storico”, che a volte si avvicinava a un semplice saggio di storia scritto però in modo avvincente e tale da potersi leggere quasi come un romanzo, e altre volte invece condiva la narrazione con immagin fantasiose ma anch’esse storicamente fondate e probabili: verosimili se non vere. Come tanti della sua generazione, abbandonò il Partito Comunista dopo i fatti di Ungheria, ma rimase sempre di sinistra, almeno fino a quando, nel 2007, fece un clamoroso endorsement per Nicolas Sarkozy, quasi ad attestare la fine di un’epoca e di un certo modo di vedere le cose dalla prospettiva della rive gauche. Alla quale fino allora era stato sempre fedele, tanto da essere stato editorialista di lunga data del settimanale “L’Express” (ma era stato anche direttore del quotidiano parigino “Le Matin”). Prima che di sinistra, Gallo era però un francese che credeva nei valori della République, quindi nello Stato forte e nell’autorità del potere. Senza contraddizioni apprezzava De Gaulle e si definiva un bonapartista. E proprio a Napoleone aveva dedicato un’immensa biografia romanzata, che, in più volumi, tutti di facile accesso e molto popolari, ne ripercorreva vita e avventure e lo innalzava a gloria perenne della nazione. Da essi, fu tratto persino un seguitissimo film per la tv sul generale di Yves Simoneau. Saggi di più rigorosa impostazione storica furono quelli che dedicò al duce (Vita di Mussolini, Laterza 1967) e al suo più illustre concittadino (Garibaldi. La forza di un ddestino, Rusconi 1982). Da segnalare anche: La notte dei lunghi coltelli. 30 giugno 1934 (Mondadori 1971) e la Storia della Spagna franchista (Laterza 1972). La sua notorietà varcò comunque i confini (non quelli italiani che già da sempre aveva superati) allorché, negli anni Ottanta, scrisse una Lettera a Robespierre (pubblicata in Italia da Spirali nel 1988) in cui salvava in toto, compresa l’esperienza giacobina, quella Rivoluzione francese che era in quegli anni presa di mira come progenitrice addirittura (in maniera non certo insensata) degli stessi totalitarismi novecenteschi. Il filogiacobinismo di Gallo si legava a un forte sovranismo, come si direbbe oggi con termine alquanto equivoco. Egli si schierò contro la bozza di Costituzione europea, quando fu rimessa ai voti (e bocciata) del popolo francese. E lo fece proprio perché metteva a repentaglio le prerogative nazionali. “La Francia prima di tutto”: per lui non era un semplice slogan. E la Francia servì, sempre negli anni Ottanta, prima con Mitterand e poi come portavoce del terzo governo di Pierre Mauroy. Negli anni Novanta, lasciato il Partito socialista, aveva persino fondato un nuovo partito, divenendone presidente: il “Movimento dei Cittadini”. Nel 2007 aveva poi raggiunto i massimi onori francesi, divenendo membro dell’Accademia di Francia. Nella sua sterminata bibliografia si ricordano ancora tanti romanzi, e persino alcuni scritti di fantapolitica. Con Max Gallo, più che un intellettuale, scompare forse un mondo: quello di un certo modo tutto francese, realistico (e forse persino cinico) e rivoluzionario insieme, di rivolgersi alla politica, alla società, alla vita. Il fascino di un mix sicuramente datato di grandeur, talleyrandismo, amore per l’uomo carismatico, e insieme per il cittadino comune e per l’emancipazione pretesa di tutto intero il genere umano.
    (articolo pubblicato su “Il Mattino”, giovedì 20 luglio 2017)