• Le Anime nere pronte a ruggire a Toronto

    Non ha vinto il Leone di Venezia. Come poteva? Il leone è lui, “Anime nere”, ed è pronto a ruggire a Toronto, vedrete che cosa combinerà, lì gioca quasi in casa, con tutti quei calabresi che ci abitano, buoni e cattivi, come tutti gli uomini in ogni parte del mondo. Chi ha visto il film di Francesco Munzi, tredici minuti tondi tondi di applausi in riva alla laguna, dice che è un capolavoro.
    Il libro di Gioacchino Criaco è un pugno nello stomaco. Lascia tramortiti. Ma è bello, appassionato, disperato e vero, un’opera d’arte. Parla di ‘ndrangheta, certo, di giovani che uccidono, di faide e di mercato internazionale della droga. Dal di dentro, come nessuno aveva mai fatto. Ma siccome è un’opera d’arte, veicola altri messaggi, che c’entrano e non c’entrano con la realtà trucida e senza scampo che racconta. Qualcuno, recensendo il film, ha chiamato in causa da una parte la tragedia greca (sentimenti ancestrali che condannano a morte nel silenzio degli dei), e dall’altra Shakespeare (destini ineluttabilmente vocati al sangue e alla rovina contro qualunque legge umana e divina).
    Ora chi è quel matto che osa dire che Macbeth butta discredito sulla Scozia del Basso Medioevo o che Medea dà una rappresentazione negativa della Corinto del V secolo avanti Cristo? Le opere d’arte hanno il dono e la magia di parlare della società e del tempo che le hanno ispirate e generate, ma anche di parlare di altro e di oltre. Il male non abita solo ad Africo o in Calabria, e neanche la violenza, o il destino, o la morte.
    Criaco, Munzi e “Anime nere” parlano al mondo intero e del mondo intero, non solo della Calabria e alla Calabria. Quando il romanzo uscì, coraggiosamente pubblicato da Rubbettino, io fui tra i pochissimi a scriverne, circondata dalla schizzinosità moralistica di gran parte dell’intelligentia calabrese, che puntò il dito contro Criaco accusandolo di non aver preso le distanze dalla ‘ndrangheta. Certo, l’impianto del suo romanzo di mafia non era quello classico di Camilleri o di Gangemi, dove c’è il Male (i mafiosi) contrapposto al Bene (la legge, il giudice o il commissario); le anime di “Anime nere” sono tutte nere nere, come l’Aspromonte di notte, il mare di Africo al buio, il fondo più torbido e scuro del cuore umano. È difficile, persino, per il lettore, scegliersi un eroe e tifare per lui! Ma chi è, tra i lettori di Distoevskij che tifa per il Raskolnikov di Delitto e castigo. Nessuno, naturalmente, ma tutti lo amiamo moltissimo!
    E in quale momento di Delitto e castigo Dostoevskij erge il ditino a giudice contro l’assassino della vecchia usuraia? La grande letteratura, come il grande cinema, è morale, non moralistica, e serve a interrogarci meglio fino al più profondo dell’anima, mai a dare risposte.